Nella vita professionale si incontrano persone di una idiozia che definirei abbagliante. Questo perchè è la loro unica qualità e risplende come un faro nella notte. E vi lascio immaginare il resto. Oggi, al termine di una riunione con personaggi di un'eleganza e una professionalità ammirevoli, di quelle che raramente si incontrano in un ambiente fetido come questo e con cui, per inciso, ho avuto rapporti lavorativi da più di due anni, tanto che si è creato un clima di simpatia e cordialità, si chiacchierava del progetto a cui sto lavorando da tempo immemorabile. Il suddetto progetto, dopo essere stato fermo per più di un anno sta ora ripartendo (dall'inizio, se no non è divertente!) e sembra che potrebbe (forse) trovare finalmente compimento. Tra le chiacchiere ho pronunciato la seguente frase "Quando lo inaugureremo sarò la prima a stappare la bottiglia di champagne, perchè ci stiamo lavorando da così tanto tempo che non vedo l'ora di mettere da parte le carte e iniziare i lavori". Magari ci potrà essere qualche parola diversa, ma il succo della frase era questo, e mentre questi signori scherzavano dicendo "architetto, non deve essere scettica, vedrà che i lavori inizieranno prestissimo" il suddetto cretino, che si fregia del titolo di responsabile del progetto, immeritato visto che lui non ha ne arte nè parte, nè sa distinguere un gabinetto da una scala mobile, mi ha apostrofato, a voce alta, in tono acido e davanti a tutti con un maleducatissimo "l'architetto è pregata di occuparsi solo del progetto e astenersi dai commenti". Dopodichè, non contento, ha congedato queste persone con una banalissima scusa, "andate a fare un giro e a visitare i nostri uffici" e costringendo chi di loro aveva ancora piacere a chiacchierare con me a salutare per andare a fare questo giro turistico non desiderato quanto inutile. Sempre davanti a tutti mi ha poi intimato di rimanere dicendo qualcosa tipo "No! Tu rimani! Devo parlarti perchè dobbiamo mettere in chiaro un po' di cose!" con il tono del maestro di scuola elementare che mette in punizione l'alunno indisciplinato e, cacciati gli altri facendogli credere che ho commesso chissà quale enormità per cui devo essere giustiziata, ha chiuso la porta della sala riunioni per dirmi "se ti mandano una mail me la puoi girare prima di rispondere? Perchè io sono il responsabile e io devo dirti cosa dire". Pezzo di cretino, a parte che me lo potevi dire anche senza fare tutta questa sceneggiata, ti risulta che io abbia dei fili legati a mani e piedi? Ma come ti permetti di farmi fare questa figuraccia per una stronzata simile!!!

Non c'è soddisfazione più grande di un cantiere con il cartello su cui troneggia il tuo nome, non c'è profumo più esaltante dell'odore dei calcinacci e non c'è sensazione più divertente del vedere gli operai cambiare espressione al tuo arrivo e trasformare quello che era un discorso tra uomini, dialettale e a tratti scurrile, in un dialogo in italiano e adatto quasi ad un circolo del ricamo.
-Oooh! Allìv' l' chiangun' da ddà!
-E aspìtt', mocc' a chitemmurt'!
-E' arrivato il direttore dei lavori!
-Buongiorno a tutti.
-Buongiorno architetto!
-Buongiorno architetto!
-Buongiorno architetto!
...
Questo cumulo di macerie che minacciano di crollare tra poco sarà una splendida e solida casa.
Aaaah, sì!
A volte mi ricordo perchè ho scelto questo lavoro. Perchè certe volte serve CONCRETAMENTE a costruire qualcosa. Perchè ti mette di buon umore ad inizio di giornata, anche se per le persone normali è ancora l'ALBA.
Al netto delle idiozie burocratiche per me resta la professione più bella che c'è.
Ti insegnano che i soldi non danno la felicità, che le cose importanti sono altre, che bisogna pensare alla salute, agli affetti, a tante altre cose... Ti insegnano che se vivi la tua vita lavorando giorno e notte e dimenticandoti di prenderti dei momenti per te e per coloro che ami ti ritroverai solo e inaridito.
E tu cerchi di districarti tra dieci ore giornaliere in ufficio, la libera professione, la famiglia, gli amici, la casa... cerchi di stringere i denti e la cinghia per arrivare a fine mese... sudi, preghi e bestemmi sentendoti in colpa quando lavori perchè stai trascurando i tuoi cari e sentendoti in colpa quando ti prendi una pausa perchè stai trascurando il lavoro...
E ti ripeti che sono solo soldi, non dovrebbero essere così importanti, non dovrebbero essere prioritari. Sono solo dei pezzi di carta, in fondo...
Ma a che cazzo serve tutta questa bella filosofia quando uno si trova un bollettino da pagare di milleseicentoerottieuro tra la posta?
Oggi tenete lontani da me tranquillanti, lamette e parapetti. Arrivare fino a sera con questo umore, con questa sensazione di fallimento agghiacciante, schiacciante, soffocante...non so manco io come definirla, sarà già un'impresa.
Fottutissima inarcassa.
Facebook ha l'effetto di farti confrontare le tue scelte di vita con quelle dei tuoi ex-compagni, ex-amici, ex-amori, ex-qualcosa. Persone che hai perso di vista ma che la rete, non senza un pizzico di perversione, riporta nella tua vita quando meno te l'aspetti. Ammiro quelli che hanno avuto il coraggio di mollare tutto, di trasferirsi al nord, o all'estero, per lottare per condizioni lavorative/contrattuali/salariali migliori. Li ammiro anche quando non ci sono riusciti e si ritrovano con lo stesso tipo di lavoro/contratto/stipendio che avrebbero qui e con in più una dilaniante nostalgia di casa.
Ci ho pensato tante volte e ho sognato tante volte di andare via, di trasferirmi anch'io, di saltare nel vuoto e sperare di essere considerata per quello che effettivamente valgo, poco o tanto non importa, ma in modo commisurato al mio impegno e ai miei progressi. Di lasciare questa prigione di gomma.
Non vi so dire cosa sia a trattenermi...se sia l'amore per la mia terra, il buonsenso, la codardia o semplicemente la pigrizia. Se si tratti di forti radici o di deboli ali.
So che mi ripeto che ho scelto questa professione perchè voglio migliorare la mia città, la mia terra, la mia regione. Che senza mare mi sentirei soffocare, che lontana dagli olivi avvizzirei. E la verità è che ammiro anche un po' quelli come me, che non hanno avuto il coraggio di partire, ma in compenso hanno le palle per restare.